sabato 22 settembre 2012

Ricerca sulla crisi economica e sulla condizione economica del Paese


Premessa

Da diversi mesi, fin dalla nascita del governo Monti, il dibattito politico sulla crisi economica del nostro paese è avvenuto e avviene tuttora quasi esclusivamente attorno al tema dello spread (differenziale dei titoli di stato tra Italia e Germania). Tutti i provvedimenti varati dal governo sono finalizzati al recupero di risorse attraverso la riduzione dei diritti dei ceti sociali più deboli della società che, uniti all'aumento delle tasse, hanno peggiorato le condizioni di vita dei lavoratori e dei pensionati. Tuttavia lo spread è ancora alto e la crisi economica è peggiorata enormemente. Lo spread è stato quindi utilizzato come giustificazione per i tagli e la riduzione dei diritti di pensionati e lavoratori. Al contrario, coloro i quali hanno la responsabilità della crisi continuano ad essere intoccabili e a beneficiare di privilegi. Tutto ciò mentre l'evasione fiscale, i costi della politica e il livello di corruzione in Italia continuano a essere altissimi e senza confronti con tutti gli altri stati.

VEDIAMO ALCUNI DATI:

Dati relativi al debito pubblico riferiti al 14 agosto 2012 della banca d'Italia

A fine giugno, il debito pubblico è stato di 1.972,9 miliardi di euro (quasi 2 mila miliardi), registrando quindi un aumento di 7 miliardi rispetto al mese di maggio. E' l'ennesimo record negativo. Nonostante i provvedimenti salva Italia varati dal governo, la crescita del debito appare inarrestabile.
È utile ricordare che la quota di debito pubblico in mano alle banche estere è di 596 miliardi.
Inoltre, rispetto alla fine di giugno dello scorso anno sono stati accumulati ulteriori 72 miliardi di debito pubblico. Pensiamo all'aumento degli interessi e al fatto che dal prossimo anno (2013) - come da accordo europeo - e per i prossimi 20 anni, il nostro paese deve ridurre il debito nella misura di circa 40 miliardi ogni anno per portare il debito dal 120% al 60% del PIL con il vincolo del pareggio di bilancio votato dal parlamento: tale condizione preannuncia una situazione pesante ed inquietante poiché pone gravi interrogativi sul futuro dello stato sociale italiano.
Il debito pubblico in Italia è vicino al 120% del PIL. In Europa siamo solo dopo la Grecia che è oltre al 130%, mentre la spagna si colloca al 70% circa del PIL.


Guardiamo però altri importanti e negativi dati diffusi dall'Istituto Europeo di Statistica (Eurostat):

Siamo in una fase recessiva: si è in recessione quando per tre trimestri consecutivi si registra una contrazione del PIL. Infatti l'Italia ha registrato una riduzione del PIL di -2,5% e alcune stime prevedono che a fine anno possiamo arrivare oltre - 3,5% ; la Grecia registra il -6,2% mentre la Spagna il -1%.
Alla contrazione del PIL un altro dato davvero rilevante che ci sembra doveroso sottolineare è il crollo della produzione industriale: l'area Euro - formata da 17 Paesi- registra una caduta, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, del 2,1%, l'Italia si colloca al primo posto della classifica con una contrazione di 8,2% punti; mentre la Spagna registra il -6,3%;il Portogallo il -4,4%; la Francia il -2,6% e la Germania il - 0,4%.Se è vero che in tutta Europa si registra un calo della produzione industriale, il dato riguardante l'Italia, oltre a non avere paragoni, è ancora più preoccupante poiché s'inserisce in una precaria condizione di debolezza strutturale dell'apparato produttivo.

La disoccupazione in Italia

In cinque anni, dal 2007, si sono persi 1,5 milioni di posti di lavoro. Solo nel 2011 si sono persi 355.000 posti di lavoro (+ 16,6% rispetto all'anno precedente) e nei primi mesi del 2012 si è registrata un'ulteriore crescita.

Le imprese fallite

Il dato riguardante le imprese fallite, reso pubblico il 29 agosto dalla Cigia di Mestre, raggiunge le 46.400 unità. Di queste, 14.400 imprese hanno dichiarato fallimento a seguito dei ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. È utile ricordare che mentre la media europea relativa ai pagamenti della pubblica amministrazione è di 45 giorni, in Italia supera i 180. Una puntualità nei pagamenti aiuterebbe ad evitare tantissimi fallimenti.

La Cassa integrazione

La cassa integrazione in Italia rimane sempre alta. Moltissime aziende a breve usciranno dalla copertura della cassa integrazione e per molti lavoratori e lavoratrici non vi saranno tutele. Se guardiamo solo per un attimo alla lotta disperata di migliaia di persone che la cronaca ha portato in evidenza in questo periodo, abbiamo davanti a noi la fotografia del dramma che queste persone vivono. Basta ricordare il caso dei minatori sardi, dei lavoratori della Alcoa e di moltissime altre imprese, tutti toccati da un profondo dramma.



Riportiamo alcuni dati delle ore di Cig a Brescia:

2010, periodo da gennaio a luglio = 39.831.454 ore
2011, periodo da gennaio a luglio = 28.792.948 ore
2012, periodo da gennaio a luglio = 25.307.220 ore
Ricordo che la provincia di Brescia, in una situazione economica normale, ha utilizzato mediamente cinque milioni di ore annue.
A Brescia, nel 2011 e primi mesi del 2012 sono aumentate le domande di disoccupazione.

In mancanza di nuove soluzioni la situazione italiana è destinata a peggiorare

I prezzi crescono e le stime rese note dalle associazioni dei consumatori (vedi il Corriere della sera-agosto 2012) ci dicono che il costo medio per ogni famiglia italiana aumenterà di circa 2.300 euro all'anno.

I dati delle retribuzioni (stipendi lordi medi)

Media italiana (escluse banche e agricoltura): Stipendio lordo annuo italiano = 23.406 euro; Stipendio lordo annuo tedesco = 41.100 euro.
Si vedano in particolare i seguenti dati forniti da Eurostat :
RETRIBUZIONE LORDA ANNUA IN EURO

LUSSEMBURGO 48.914
PAESI BASSI 44.412
GERMANIA 41.100
BELGIO 40.698
IRLANDA 39.858
FINLANDIA 39.197
FRANCIA 33.574
AUSTRIA 33.384
GRECIA 29.160
SPAGNA 26.316
CIPRO 24.775
ITALIA 23.406
PORTOGALLO 17.129
SLOVENIA 16.282
MALTA 16.158
SLOVACCHIA 10.387
(fonte: Labour Market Statistic - Eurostat, febbraio 2012)

Chi lavora in Italia, indipendentemente dal settore privato o pubblico, dei servizi o della ricerca scientifica, percepisce uno stipendio più basso di chi ricopre lo stesso ruolo in Germania, in Francia, nel Regno Unito o in molti altri paesi europei.
Nella Pubblica Amministrazione la situazione è analoga a tutti gli altri settori benché persista una situazione paradossale, poiché se da una parte i super dirigenti italiani sono pagati maggiormente rispetto a tutti quelli degli altri paesi d'Europa, dall'altra parte sono i salari dei lavoratori ad essere stati congelati.

Conclusioni

Ora ci domandiamo: le manovre fatte recentemente hanno contribuito a migliorare i conti del paese? La cancellazione dei diritti, il blocco delle rivalutazioni delle pensioni, l'allungamento del periodo lavorativo a 42 anni e sei mesi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne, l'innalzamento della vecchiaia a 67 anni, il blocco dei contratti dei pubblici dipendenti, ecc.ecc, hanno avuto effetti nefasti su lavoratori, pensionati e tutto il Paese in generale.
Non vorremo nemmeno dovere accennare, per rispetto dell'intelligenza di ognuno di noi, che qualcuno sostiene ciecamente la tesi opinabile che se non fossero stati fatti i tagli che hanno colpito duramente e ingiustamente i ceti popolari, la situazione italiana sarebbe stata peggiore di ciò che è oggi.
I fatti e la realtà ci dicono invece che la condizione economica del paese si è ulteriormente aggravata. La situazione è seria: oltre a tutti i fattori elencati, bisogna considerare la fase recessiva e la crisi dell'apparato industriale, tutto ciò in un quadro sociale drammatico per i lavoratori e per i ceti sociali più deboli della società che non può essere ignorato o sottovalutato.
C'è bisogno quindi di fare scelte diverse da quelle effettuate dal Governo Berlusconi e dal Governo Monti perché entrambe si sono dimostrate fallimentari ed ingiuste.
La difesa dei diritti e delle libertà sindacali si realizza se, insieme alla lotta che sta conducendo la Fiom, si determina una politica economica che sappia ridurre il debito pubblico e risolvere i problemi che hanno generato la crisi.


Ricerca a cura di Osvaldo Squassina

Fonti della ricerca: Banca d'Italia, Cigia, Eurostat, INPS, ISTAT